Monday 19 March 2007
CI SI DOMANDA....
Dopo aver tributato il doveroso omaggio e plauso alla eccezionale intelligenza dell’on. Fassino, ci si domanda perché, al fine di riportare l’ordine nelle molte regioni d’Italia dove lo Stato è a dir poco assente, non si pensi di convocare analogamente una conferenza (internazionale o limitata alla UE ?) con la fattiva partecipazione di Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita, Ndrangheta, ed eventualmente delle organizzazioni di recente impianto in Italia, come le mafie russa, albanese, cinese, colombiana, eccetera. Il successo e la pacificazione di vaste zone del paese sarebbero assicurate, per la maggior gloria del governo di centro sinistra.
Sunday 25 February 2007
Quale programma?
Trenta denari...
Tuesday 06 February 2007
Pensieri sul clima...
Thursday 01 February 2007
UNIONI DI FATTO
Ormai da tempo è in corso nel paese una violenta discussione riguardo l’intenzione della maggioranza di varare una legge relativa ai diritti da riconoscere alle unioni di fatto. Le linee guida di tale provvedimento non sono affatto chiare finora, in quanto è in corso un braccio di ferro fra le varie componenti della maggioranza, fra chi ne auspica l’approvazione e chi vi si oppone. Noi personalmente, in base a quanto finora è emerso (molto poco in verità, al di fuori di molte demagogiche dichiarazioni di difesa di diritti civili ecc.) non siamo favorevoli alla impostazione che sembra prevalere fra i fautori del provvedimento e soprattutto nel Governo.
Innanzi tutto è da credere che un tale provvedimento, che incide profondamente sulla sensibilità dei cittadini, debba essere proposto direttamente in sede parlamentare, e non fare l’oggetto di una proposta governativa. Se è vero che l’ipotesi faceva parte del programma della coalizione di governo, è da ritenere che anche i parlamentari della maggioranza debbano operare in base a tale programma, e quindi avrebbero pieno titolo a presentare una proposta di legge in merito.
Evidentemente, il fatto che la proposta sia di origine governativa consente al governo, in caso di palese crisi in seno alla maggioranza, di porre la questione di fiducia (per l’ennesima volta!): o siete d’accordo o tutti a casa. Si tratta quindi dell’ormai abituale forma di ricatto nella quale sono specialisti i governanti della sinistra. Se la proposta fosse di origine parlamentare non sarebbe possibile porre la fiducia e quindi crescerebbe il rischio che la proposta stessa venisse respinta.
Ma al di là delle questioni formali esistono ben altri motivi di contrarietà. La motivazione ufficiale del provvedimento proposto sta nella necessità di assicurare a tutta una categoria di cittadini, se pur minoritaria, tutta una serie di diritti di cui godono i cittadini regolarmente uniti in matrimonio. E qui occorre ricordare che nella Costituzione la parola “diritti” compare molte più volte della parola “doveri”: sembra quasi che sia stata dimenticata – e continui ad esserlo – la regola secondo cui a determinati diritti devono anche corrispondere determinati doveri.
Eccoci quindi al punto cruciale: i cittadini che contraggono matrimonio (civile, da non confondere con quello religioso, cattolico o no) godono, come stabilito dal Codice Civile, di tutta una serie di diritti, cui corrispondono anche numerosi doveri, la cui inosservanza è addirittura sanzionata, nei casi più gravi, dal Codice Penale. Quindi, se due cittadini (di sesso diverso) vogliono godere di quei diritti, devono assumersi anche i corrispondenti doveri, altrimenti ci si troverebbe di fronte a due categorie di cittadini: quelli che hanno diritti e doveri, e quelli che avrebbero solo dei diritti, venendo quindi meno al principio della uguaglianza dei cittadini fra di loro.
Pertanto, se due cittadini vogliono unirsi godendo dei diritti connessi allo stato matrimoniale ed assumendosi i relativi doveri non hanno che da contrarre matrimonio civile, che peraltro, a differenza di quello religioso cattolico, può essere sciolto grazie alla legge sul divorzio. Se non vogliono farlo, padronissimi, e, se ci riescono, regolino i loro rapporti reciproci con atti privati, senza che debba essere necessaria una legge che li protegga più di quanto già fanno le disposizioni del Codice Civile. Chi non vuole contrarre matrimonio secondo la legge evidentemente rifiuta di assumersi i doveri relativi: è liberissimo di farlo, ma non può pretendere che gli vengano riconosciuti dei diritti che non gli competono.
Esiste naturalmente una categoria di cittadini (coloro che, uniti regolarmente in matrimonio, si sono successivamente separati, ma non hanno sciolto la loro unione con il divorzio) che convivono di fatto con persone che non sono i rispettivi coniugi. Qui evidentemente sorge un problema: come regolamentare la loro convivenza? A nostro avviso i casi sono due: o queste persone rifiutano di ricorrere al divorzio, e quindi la loro è una libera scelta, che va rispettata ma che non fa sorgere in capo a loro particolari diritti. Oppure non sono in grado, per motivi economici, di lungaggini burocratiche, od altre ragioni non imputabili alla loro responsabilità, di ottenere il divorzio, ma sarebbero ben lieti di ottenerlo per poi contrarre il nuovo matrimonio. In questo caso, più che una legge che regolarizzi le coppie di fatto occorrerebbe una radicale revisione dell’istituto del divorzio, tale da consentire a tutti di realizzare liberamente le proprie scelte.
Un altro punto riguarda la possibilità di sciogliere la situazione di convivenza, magari per iniziarne un’altra: si farà luogo ad un “divorzino” ? E come ci si difenderà da possibili situazioni di imbroglio, tendenti a presentare situazioni false per godere dei diritti e dei benefici promessi dalla proposta di legge ?
Infine, al di là di tutte le questioni di ordine giuridico accennate, esistono altri gravi problemi di cui si è molto raramente parlato nel corso delle discussioni su questo problema, e sono le conseguenze sul piano pratico. Ne accenniamo alcune: in caso di preesistente matrimonio, non sciolto con un divorzio, cosa succede per quanto riguarda la reversibilità delle pensioni, le successioni e quant’altro attiene alla sfera dei rapporti patrimoniali ? Le stesso si dica nel caso di precedenti convivenze, regolarmente (secondo la proposta di legge) dichiarate. E come ci si regola per quanto riguarda i figli, sia della prima che delle successive unioni ? E’ da ritenere che tutti questi problemi possano dare adito ad una serie infinita di contestazioni e di procedimenti legali, che ingolferanno ancor di più ed inutilmente la Magistratura, che già non sa come cavarsela con i contenziosi in essere.
Un ultimo punto sembra degno di menzione: la legge attualmente in vigore sanziona severamente la bigamia, e quindi a più forte ragione la poligamia. Esistono disposizioni simili anche nella proposta di legge, oppure saranno consentite convivenze plurime, che introdurrebbero di fatto e surrettiziamente la poligamia nel nostro paese ?
Thursday 18 January 2007
PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE... A SINISTRA I MAESTRI
NUOVO TEOREMA DI SVILUPPO?
La CGIA di Mestre, che ormai è diventato l’unico Ufficio Studi affidabile del nostro paese, ed i cui calcoli sono stati confermati anche dall’ISTAT, ha calcolato che circa il 50% del reddito di coloro che, bene o male, sono da annoverarsi fra i contribuenti, è eroso da tasse e contributi. Ciò conferma quanto da noi già dichiarato, su basi meno scientifiche, ma solo seguendo un ragionamento logico, in una precedente occasione.
Questo sconcertante dato deriva dal fatto che, mentre le entrate dello Stato sono quelle effettivamente contabilizzate ogni anno, il PIL su cui vengono calcolati i coefficienti comprende anche una quota, stimata in sede ufficiale a circa il 15%, di “economia sommersa” e quindi non soggetta a prelievi fiscali o contributivi. Le stime per il 2006 sono anche più allarmanti: il prelievo sugli onesti (o sprovveduti ?) potrebbe raggiungere addirittura il 55%.
Questi dati, di per sé certamente terrificanti, non rappresentano però realisticamente il quadro della pressione fiscale totale, immediata o solo differita. Infatti, se il prelievo fiscale e contributivo rappresenta un peso di oltre il 50% sulle spalle dei contribuenti, che non è certamente tale da consentire un rilancio, sia pur modesto, dello sviluppo, ed è comunque tale da incentivare l’evasione, per correttezza occorre tenere conto non solo delle entrate fiscali, ma soprattutto delle uscite del settore pubblico: esse sono superiori alle entrate e provocano un deficit superiore al 3%, stimato per il 2006 oltre il 4%.
Questo deficit viene evidentemente finanziato ricorrendo alla emissione di titoli di Stato oppure ritardando oltre ogni limite il pagamento di somme dovute ai cittadini (il ministero dell’economia ha orgogliosamente comunicato qualche settimana fa che il rimborso ai contribuenti delle somme pagate in più è stato completato fino a tutto il 1998 !!). E questo debito viene di fatto gradualmente ridotto grazie all’inflazione: il valore nominale del debito resta immutato, il valore della moneta con cui viene ripagato diminuisce ogni anno di una percentuale ufficiale compresa fra il 2 ed il 3%, e di una percentuale reale – o se si preferisce “percepita” quando si va a fare delle spese – ben superiore. Basti considerare per esempio gli aumenti delle tariffe decise ufficialmente per rendersi conto del fenomeno.
Quindi anche il deficit di bilancio deve essere considerato come un incremento della pressione fiscale, sia pure con effetto dilazionato, che peserà per sempre su tutti i cittadini, compresi i non contribuenti, e che, grazie all’inflazione, la più iniqua delle tasse, graverà soprattutto sui più deboli, incapaci di trovare mezzi di difesa efficienti: sull’inflazione non è possibile evadere e neppure eludere.
SADDAM VALE DI PIU' DI 34.000 VITTIME DEL TERRORISMO?
Ieri l’ONU ha reso noto l’agghiacciante bilancio delle vittime civili in Irak nel solo anno 2006: oltre 34.000 persone innocenti – quasi cento al giorno, forse più di quanto riuscisse a fare lo stesso Saddam - assassinate senza processo, colpevoli soltanto di essersi trovate nel luogo sbagliato – mercato, università, moschea, caserma o semplicemente per strada – al momento sbagliato.
Non risulta che questa orrenda contabilità abbia spinto il grande istrione Pannella a rinunciare ad un solo sfilatino e neppure ad un modesto cappuccino, né che abbia esternato la propria indignazione o il proposito di recarsi in Irak per convincere i terroristi a desistere dal loro deprecabile comportamento. E neppure il mite Prodi, sempre attento e severo quando si tratta di biasimare i comportamenti altrui, ha bofonchiato alcunché, né ha proposto una moratoria “universale” sugli atti di terrorismo.
La spiegazione di questo silenzio va forse cercata nel fatto che ciò che infastidisce queste anime candide è il fatto che la morte possa essere inflitta, nel rispetto della legge – per criticabile che sia, ma pur sempre legge – a dei veri criminali: “nessuno tocchi Caino” si proclama. Di Abele non interessa niente a nessuno.
E non si venga a dire che queste povere vittime sono la conseguenza della esecuzione di Saddam e di un paio dei suoi più efferati sicari: Saddam è stato giustiziato all’inizio di quest’anno, e la macabra contabilità resa nota dall’ONU si riferisce all’intero anno scorso.


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